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Giovedì, 26 Marzo 2020

Dai più giovani una lettera aperta che fa riflettere



Dai più giovani una lettera aperta che fa riflettere


Gli studenti delle Classi 3A-3B-4A-4B-5A-5B del Liceo Scientifico dell’IIS P. Gobetti seguiti dall’Insegnante di Religione Cattolica don Gian Mario Lanfranchini scrivono tutta la loro voglia di “prendersi cura” di chi ha bisogno e ha già dato tanto


Cara Omegna, ti scrivo


Come voi vi siete presi cura di noi, noi ci prenderemo cura di voi…


 


La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, (…) e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Riporta così l’art. 2 della nostra Costituzione; basterà leggere approfonditamente questo articolo per comprendere repentinamente che è necessario sperimentare uniti la nostra identità nazionale. Ed è per questo che ci rivolgiamo a te, cara Omegna.


Noi ti scriviamo. Noi ti scriviamo perché vorremmo rassicurarti e ricordarti, in questo momento così controverso, in cui la pandemia COVID-19 ha preso il sopravvento, come un leone inferocito, quanto siano importanti i nostri diritti: il diritto alla vita, alla libertà in tutte le sue forme, ma vorremmo invitarti a dedicarti anche a quei doveri, a noi tanto cari.


La nostra Nazione ha bisogno di solidarietà e, per riuscirci, dobbiamo restare uniti. Abbiamo il dovere di tenere conto del bene dell’altro, abbiamo il dovere di restare a casa per rispettare tutti coloro che, come i medici, gli infermieri, le forze dell’ordine, continuano a lottare per migliorare; abbiamo il dovere di prenderci cura di tutti i nonni che ci hanno educato quando eravamo piccoli; ora tocca anche a noi avere premura di loro. Abbiamo il dovere di impegnarci per una buona informazione; bisogna evitare di favorire forme di protagonismo, credere “a quelli che la sparano più grossa”, ma bisogna prestar fede solo alle fonti istituzionali come il Ministero della Salute o l’OMS, e non alle “chiacchiere da salotto”; abbiamo il dovere di utilizzare i nostri social non come un coltello conficcato nella nostra piaga, ma come un cerotto da applicare sulla nostra pelle, utile in attesa che la nostra ferita guarisca.


Ascoltiamo la musica e le pause del nostro cuore e costruiamone la nostra melodia; oggi navighiamo in un ‘largo maestoso’ in cui respirare piano e a lungo, ma il nostro ‘allegro brillante’, quello in cui ci tufferemo quando ci riabbracceremo, sarà presto vicino se noi ci impegneremo, con tutti i nostri sacrifici, e se continueremo ad avere fiducia e speranza.


È questo il tempo in cui tutti noi riscopriamo la nostra umanità.


 


Gli alunni del Liceo “P. Gobetti” di Omegna