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P.zza XXIV Aprile 18, 28887 Omegna
Cenni storici

L’insediamento antico del nostro territorio è provato dai ritrovamenti archeologici di Cireggio, dove in località San Bernardo si sono rinvenuti frammenti fittili e litici della tarda età del bronzo e del ferro, e del monte Zuoli, dove si è individuato un altare protostorico e un possibile scivolo rituale. Tra i primi popoli stanziatisi nel Cusio fino a tutto il II millennio a.C. si annovera tradizionalmente quello degli Osci di origine iberica, dal cui dialetto sarebbe derivato (da umacia = lago) il toponimo Humana-Umenia- Vemenia, che si leggerebbe nella copia dell’antica carta itineraria militare, disegnata forse nel V secolo d.C. sotto l’imperatore Teodosio (collezionista nel ‘500 dal tedesco K. Peutinger).

All’inizio del I millennio a.C. un altro popolo migratorio: i Liguri, approdati cinque secoli prima dal nord Africa (Libia?) in Gallia, alle foci del Rodano, e dilagatisi anche verso le vicine coste, montagne e pianure della nostra penisola, pervengono con la tribù dei Leponzi (Voconzi?), staccatisi dalla più grande dei Taurisci (= abitanti dei monti), nelle nostre zone, suddividendosi nelle tribù minori dei Siconii (lungo il Sesia), degli Aconii (lungo l’Agogna superiore, la sponda verbanese del Mottarone, l’Ossola), degli Usii (lungo la Valstrona, Cremosina e le sponde del nostro lago, cui deriva il nome: lacus Usisu = Cusius). Nel VI secolo a.C., valicando i passi alpini vicini e battendo gli Etruschi sul Ticino, i Celti invadono le pianure piemontesi e lombarde e la loro tribù degli Insubri fonda Mediolanum nel 400 a.C..

I Romani li sottomettono alla fine del III secolo a.C. e, costruendo le strade per la nuova provincia (delle Alpi Attreziane?), attraversano la nostra zona sulla sponda orientale del lago con l’importante via Settiminia (da Settimio Severo), che da Genova per Tortona-Mortara-Novara-Omegna-Domodossola-Passo del Sempione conduce nei territori dei Franchi. Nel 390 d.C. giungono in Italia i due fratelli di Engina: i santi Giulio e Giuliano, autorizzati dall’imperatore Teodosio a diffondere il cristianesimo. Essi edificano sull’isola la loro centesima e ultima chiesa, abbattuta nel 544 dal vescovo di Novara per far posto al castello, traslando il corpo di San Giulio sepolto il 31 gennaio 392 nella basilica dell’isola iniziata nel 488.

Le invasioni barbariche dei nostri luoghi riprendono nel 437 con gli Alani unitisi ai Vandali di Genserico, che ci avrebbe accordato il privilegio di promulgare autonomamente le leggi (da qui, secondo la tradizione, il motto dialettale la nigua la va in su e la leg la fuma nui), e si susseguono nel 452 con gli Unni di Attila. Nel 488 subiamo l’invasione dei Burgundi di Gundebaldo, che si ripresentano nel 539 con Teodeberto; nel 550 è la volta dei Franchi Alemanni e nel 569 dei Longobardi di re Alboino che, entrati in Italia da Cividale del Friuli, conquistano Milano, Roma e fanno di Pavia la loro sede regale, suddividendo i territori assoggettati in ducati, ad esempio Lomello, Pombia, Stazzone, Oxilla, Omula (Omegna, sede politica e l’isola di San Giulio sede militare).

Nel 774 ritornano i Franchi di Carlo Magno, chiamati dal papa per combattere Desiderio, l’ultimo re dei Longobardi. Fatto prigioniero quest’ultimo, s’impadroniscono del regno sino all’888. Durante le lotte intestine novaresi, la fazione ghibellina (pars rotunda)vincente i Tornielli effettua nel 1311 una spedizione armata contro quella guelfa (pars sanguigna) dei Brusati, rifugiatisi nella nostra zona (Crusinallo, Cerro), dopo la cacciata da Novara. L’anno dopo Omegna si costituisce comune libero con propri statuti, approvati solo nel 1384 da Gian Galeazzo Visconti. Nel 1361 i Visconti distruggono il castello sul poggio Mirasole di Omegna e le restanti opere difensive di Crusinallo, i cui nobili, già emigrati in parte nel precedente secolo, si disperdono o si imborghesiscono in loco. Scacciati dalla valle Anzasca, dove sfruttavano le miniere d’oro, si rifugiano a Chesio di Valstrona nel 1425 i Cani, parenti di Franco Cane, condottiero dei Visconti e padrone del novarese fino al 1412, anno in cui morì. Nel 1447, morto Filippo Maria Visconti, viene proclamata la Repubblica Ambrosiana che riconosce Omegna terra libera. Nel 1450 è però infeudata, come la Valstrona, ai Borromei, ai quali Ludovico il Moro la toglie nel 1494. Alla sua caduta, cinque anni dopo, viene ridata ai Borromei in cambio di una grossa cascina alle porte di Milano. Ludovico il Moro sollecitò nel 1490 ai podestà di Omegna e di Ornavasso la costruzione di un ponte sul torrente Strona (= ponte antico?), essendovi affogato uno dei suoi cavalieri durante un guado.

Negli anni 1514-1515-1517-1529-1598, domesi, svizzeri mercenari dei Borromei, soldataglie di Cesare Maggio e spagnoli a turno taglieggiano, saccheggiano, distruggono nel Cusio e Omegna non viene risparmiata (come non lo è stata negli anni della pestilenza: 1344, 1347, 1361, 1513, 1630, e della carestia: 1231, 1364). Con la cessione dell’Austria del ducato di Milano, che su Omegna vanta diritti feudali ceduti dai Crusinallo a Novara (1221) e quindi, attraverso i Visconti e gli Sforza, a Milano, anche il nostro borgo ne segue le sorti fin quando, con il trattato di Worms del 1743, passa ai Savoia.

I MOTI GIACOBINI - NAPOLEONE - L’OTTOCENTO

Anche il novarese fu percorso dalla ventata libertaria e repubblicana conseguente alla rivoluzione francese. Nel 1796 fallì un complotto del pallanzese Azari, che intendeva sollevare la regione per farne un dipartimento autonomo. Nel 1798 il generale francese Léotaud sbarcò a Pallanza con una schiera di armati, occupò Cannobbio e parte dell’Ossola; ma finì sbaragliato dalle truppe sabaude del marchese d’Oncieux tra Gravellona e Ornavasso. All’alba del 29 maggio venne fucilato ad Omegna il ventenne milanese Graziano Belloni, fatto prigioniero in quel frangente. All’esordio di Napoleone il Cusio fu occupato dai francesi, poi dagli austriaci. In seguito il cantone d’Omegna, sottoposto al V distretto con sede ad Arona, fece parte del dipartimento dell’Agogna nella Repubblica Cisalpina (1800); con il regno italico voluto da Bonaparte (1805) fu sottoposto alla vice prefettura aronese. Sconfitto Napoleone, nel 1815 il congresso di Vienna sancì la restaurazione dei Savoia; gli omegnesi - conservatori per indole - salutarono con gioia il ritorno di Vittorio Emanuele I. Nel 1817 fu definita la questione dei vescovi, esautorati e gratificati con il titolo puramente onorifico di principi. Nel 1836 il colera fece molte vittime. Lo Statuto Albertino del 1848 fu accolto ad Omegna con esultanza e luminarie. Seguirono le guerre d’indipendenza contro l’Austria: quella del 1848/’49 con la disfatta sabauda a Novara; la successiva del 1859, vinta dai franco-piemontesi. Proclamato il Regno d’Italia, anche il Cusio entrò a farne parte. Dal 1864 al 1888 fu costruita la ferrovia Novara-Gozzano-Omegna-Domodossola, di 89 km: una folla entusiasta salutò il passaggio del treno inaugurale.

L’EPOCA MODERNA

Da metà ‘800 vennero impiantate in paese importanti fabbriche: la Ferriera, il Fabbricone. Agli albori del ‘900 altri pionieri (come i Cane della Valle Strona, i Lagostina di Pedemonte) trasformarono il borgo in un vivace centro industriale, incrementandone la popolazione con mano d’opera immigrata. Nel 1913 Omegna venne collegata con Pallanza da una tramvia elettrica. Nel 1928 le furono aggregate le attuali frazioni; nel 1939 divenne città. Nel corso dell’ultima guerra la resistenza novarese ai nazi-fascisti ebbe inizio in zona, con la figura romantica di Beltrami; proseguì poi nei lunghi mesi, in un avvicendamento di lutti (60 caduti compresi i civili) e di successi. Omegna fu una base della liberazione partigiana dell’Ossola nel settembre 1944.

Durante gli anni ’50 e ’60 l’omegnese subì profonde trasformazioni economiche: si chiusero gli stabilimenti tessili, si ridimensionò il settore metallurgico, ma nel contempo crebbe e si sviluppò il comparto del casalingo. Da quel periodo a tutt’oggi prodotti delle aziende locali come la Moka Express Bialetti, la pentola a pressione Lagostina, i piccoli elettrodomestici Girmi, gli accessori Alessi, sono apprezzati su scala internazionale: riconoscimento e merito all’imprenditoria e alla manodopera di questo distretto industriale.


TRADIZIONE E FOLKLORE

Festa di San Vito - Non solo gli Omegnesi hanno nel cuore la loro festa in onore del Santo Patrono Vito, ma tantissima gente di tutta la nostra regione e anche del Milanese. I dieci giorni di festa hanno luogo durante le ultime due domeniche di agosto. Il calendario ogni anno prevede spettacoli musicali con gruppi, cantanti e cabarettisti di rilevanza nazionale. Le attrattive principali dei festeggiamenti sono le due serate di spettacoli pirotecnici sul lago. Altro sinonimo di San Vito è poi il suo maestoso banco di beneficenza, unico per la bellezza, la grandiosità, il numero e la ricchezza dei premi. San Vito a Omegna significa dieci giorni di manifestazioni ad alto livello completamente gratuiti.

Mercati settimanali - Omegna vanta un antico mercato, che si tiene regolarmente il giovedì. È dislocato lungo le rive dello splendido e magico lago d’Orta, il Cusio, dal centro città alla frazione di Bagnella.  Al sabato un piccolo mercato si tiene nella frazione di Crusinallo in piazza Vittorio Veneto.


MOMUMENTI

CHIESA DI SANT’AMBROGIO

Costruzione tardo-romanica a tre navate con cappelle laterali e ossario (trasformato in cappella della Madonna di Lourdes). Dell’edificio medioevale conserva parte del fianco meridionale, il tiburio, il campanile e la facciata. Il campanile molto alto a pianta quadrata e muratura liscia è aperto nei piani inferiori da feritoie, poi da monofore, bifore e negli ultimi due piani da trifore con colonnine in pietra e capitello a stampella, ha scala interna d’accesso ai piani ricavata nello spessore della muratura e la decorazione ad archetti pensili. L’interno della collegiata è barocco, conserva una pala d’altare dipinta da Fermo Stella da Caravaggio nel 1547 e l’urna col corpo di San Vito martire, patrono di Omegna.

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CHIESA DI SAN GAUDENZIO - Crusinallo

 

Chiesa romanica, orientata, con due navate absidate. È del XII secolo (mentre il campanile è datato un secolo prima). Il battistero è stato aggiunto nel XV secolo. La facciata ad andamento a capanna irregolare è scandita in due parti da una fila di archetti pensili formati da un concio unico e ha sopra il portale una profonda lunetta sormontata da una croce luminosa, con sottostante pronao addossato nel XVI secolo.

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PONTE ANTICO

Costruito dopo il 1490, opera sforzesca, gettato sul torrente Strona con due archi (uno a corda circolare, a sesto acuto poco pronunciato) la cui pila centrale posa sopra un macigno nel mezzo del torrente, è in salita e discesa come la maggior parte dei ponti romani e medioevali.

PORTA ROMANA: LA PORTA DELLA VALLE

Nel XIV secolo il nostro borgo, difeso dal lago Nigoglia, fossati e palizzate e qualche muraglia, ha solo tre porte: del palazzo, del mercato, dei berretti. Nel secolo successivo è recinto all’interno dei fossati di una muraglia in pietra e ciottoli con cinque porte: Maggiore, Salera, Segnara, Castello, Valle (di epoca più antica, 1100).

FORTIFICAZIONI DI DIFESA

Complesse e solide le fortificazioni del borgo, con capisaldi interni imperniati sulle caseforti delle famiglie nobili e su una serie di compartimentazioni con saracinesche all’interno dei vicoli e una torre massiccia ed elevata accanto al Pretorio. Sul poggio Mirasole sono ancora individuabili i ruderi di un torrione poligonale del castello, fatto costruire dai Conti Crusinallo all’inizio del XI secolo e distrutto dai Visconti nel XIV secolo. Le fortificazioni del Crusinallo, a lato della parrocchiale, comprendono la torre di Aycardo e il domignono di Guiscardo, distrutti in parte nel 1311 e totalmente nel 1361.

CONVENTO MEDIEVALE DELLE MONACHE UMILIATE DI S. DOMENICO

Si trova nei vicoli dell’ex oratorio maschile, già documentato nel ‘300 come ospedale. Dopo la soppressione dell’ordine per l’attentato nel 1570 del frate Gerolamo Donato (il Farina) a San Carlo Borromeo, si deve attendere più di un secolo per la formazione (nel 1699) del Monte Vergine (= Ospedale della Madonna del Popolo) presso l’omonima chiesa, ad opera del sacerdote E. Secondino Alberganti.


TURISMO

  • Ufficio di Informazione. e Accoglienza. Turistica piazza XXIV Aprile, 17, 28887 Omegna - VB
    Tel. 0323 867235; Fax e Tel. 0323 61930; omegna@distrettolaghi.it
  • Pro Loco di Omegna piazza XXIV Aprile, 17, 28887 Omegna – VB; Tel. 0323 61930; Fax 0323 867235 ; info@proloco.omegna.vb.it
  • Ass. Turismo del Comune Omegna piazza XXIV Aprile, 18 – Tel. 0323 868411 (centralino)

Omegna, città sul lago, per la sua particolare posizione geografica, offre la possibilità di un turismo diversificato.

Turismo culturale: festival del balletto di rilevanza regionale, stagione concertistica, mostre d’arte e del design industriale presso il nuovissimo Museo di Arte e Industria. Omegna è anche sede di uno dei prestigiosi premi letterari, il "Della Resistenza".

Turismo storico-artistico: possibilità di escursioni a luoghi di notevole interesse, quali Orta, l’Isola di San Giulio e il ciclo dei Sacri Monti.

Turismo ricreativo: diversi appuntamenti nel corso dell’anno, fra cui spiccano i festeggiamenti di San Vito (ultima settimana d’agosto), con concerti musicali gratuiti e spettacoli pirotecnici fra i più importanti d’Italia.

Turismo naturalistico: possibilità di escursioni sul lago, in collina e in montagna, anche ad alta quota (Monte Rosa).

Turismo sportivo sia estivo che invernale: Centro Sportivo Comunale sul lago, attrezzatissimo, con piscine e palestre, e località sciistiche a solo 30 minuti d’auto, il Mottarone che è la montagna di Omegna.

Turismo scolastico: grazie alla realizzazione del parco della Fantasia, ispirato all’opera di Gianni Rodari, che sarà ultimato entro l’anno 2000, con il patrocinio ed il contributo della CEE.

Shopping: patria del casalingo, Omegna offre la possibilità di uno shopping di qualità negli spacci aziendali delle prestigiose aziende del casalingo (Alessi, Lagostina, Piazza, Girmi, che hanno tutte sede a Omegna).

Il mercato del giovedì lungo le sponde del lago attrae turisti da tutte le parti della provincia.

ITINERARI TURISTICI

Omegna - Mottarone Dal rione Madonna del Popolo, si sale per la via dei Nobili, si attraversa un ponte e si prende il sentiero per il Mottarone. 150 metri dopo le ultime case sperse, al bivio, si volta a destra verso l’alpe Barba e un rio, poi a sinistra per una piattaforma con delle panche di sasso. Il sentiero supera le rovine dell’Alpe Tredes e gira a destra, costeggiando il rio che bisogna più tardi attraversare per salire ancora. A questo punto c’è un bivio: si volta a destra per giungere all’Alpe Barba. Il sentiero sale ancora, piega prima a sinistra, dopo un po’ a destra e tocca la sella dei Tre Alberi. Da qui il sentiero sale abbastanza deciso in direzione Nord, tocca la località Omo e, sempre sul costone sabbioso, piega leggermente a destra. Ecco la vetta del Mottarone dopo tre, quattro ore di marcia in totale. La vetta è raggiungibile anche con la strada provinciale del Mottarone che, a soli 40 minuti d’auto, conduce ad una delle stazioni sciistiche più panoramiche della zona.

Valstrona Direttamente da Omegna è possibile imboccare la strada provinciale per la Valstrona che sale fino a Campello (m 1.300 s.l.m.).Lungo il suo percorso o con brevi deviazioni laterali si incontrano tanti piccoli paesi: Germagno, Loreglia, Chesio, Strona, Fornero, Massiola, Sambughetto, Forno. Da Germagno sono possibili escursioni e passeggiate all’Alpe Colla (m 750), all’Alpe Cardello (m 900), all’Alpe Quaggione (m 1.200) e da qui fino al monte Massone. Da Campello Monti è possibile raggiungere a piedi il valico di Rimella che mette in collegamento la Valstrona con la Valsesia e la cima del monte Capezzone (m 2.421).

Omegna - Quarna Da Omegna si sale a Cireggio, dove dopo le ultime case a destra si imbocca la mulattiera che va al Santuario della Madonna del Fontegno e quindi a Quarna sopra.

LAGO D’ORTA E ISOLA DI SAN GIULIO

Lago prealpino di origine glaciale, il lago d’Orta è fra i più piccoli e caratteristici dell’Italia Settentrionale, con una lunghezza di 13 km circa ed una larghezza massima di 1,5. Il lago coniuga le bellezze naturalistiche con quelle artistiche: al centro incastonata nell’azzurro cangiante dell’acqua, è collocata l’Isola di San Giulio, che, all’interno della basilica, conserva un prezioso ambone in marmo nero di Oira e pregevoli affreschi medievali.

Navigazione del lago d’Orta. Durante il periodo estivo è possibile usufruire dei battelli di linea "Ortensia" e "Azalea" che mettono in collegamento giornaliero Omegna con tutte le località che si affacciano sul lago: Orta, Isola di San Giulio, Pella, Ronco, Gozzano, ecc. La navigazione del lago costituisce un’interessante opportunità turistica, anche grazie alle suggestive crociere notturne. Nel Periodo invernale il servizio si svolge nei soli giorni di sabato e domenica. Informazioni Utili: Navigazione lago d’Orta s.r.l. - BORGOMANERO (NO) Via Simonotti, 35 - Tel. 0322/844862 - Fax 0322/846465

SACRO MONTE DI ORTA

Sulla collina sovrastante l’abitato di Orta sorge il Sacro Monte, nato, come gli altri nella zona (Varallo, Varese, Ghiffa, ecc.) ai tempi della Riforma Protestante, come baluardo della cristianità. Il susseguirsi di cappelle, che raccontano figurativamente la vita di San Francesco con affreschi e sculture dipinte, porta il visitatore lungo un percorso di interesse anche naturalistico, fra alberi secolari e stupendi panorami sul lago.