Schede:
Guido CRAINZ
Il dolore e l'esilio. L'Istria e le memorie divise d'Europa
(Donzelli, 2005)
Nel 1947 un grande storico di origine istriana, Ernesto Sestan, tracciando i «lineamenti di una storia etnica e culturale» della Venezia Giulia scriveva: nel Novecento si sono scontrati qui «nazionalismi feroci ed esasperati in una lotta senza quartiere in cui gli uni finivano col pareggiare, anche moralmente, gli altri». Sestan concludeva: «I termini del conflitto trascendevano, nei loro motivi più profondi, il modesto ambito della vita regionale e si ispiravano alle correnti di idee e di passioni che fanno così feroce l’Europa contemporanea».
Questo piccolo libro si propone di accostarsi a quel dramma, a lungo rimosso, con le voci della letteratura, della storia e della memoria: per cogliere il dolore, le speranze e le paure delle diverse vittime – italiane, slovene, croate – che hanno vissuto in quell’intricato crocevia; per inserire quella lacerazione nel più ampio e tragico scenario del Novecento europeo. Guido Crainz ci mostra così il valore di un orizzonte culturale che sappia porre a confronto studi ed emozioni, ragioni e passioni, memorie individuali e collettive di un’Europa non più divisa.
Guido Crainz (Udine, 1947) è docente di Storia contemporanea nella Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Teramo. Ha dedicato diversi studi alla società rurale in età contemporanea, al rapporto fra mass media e storia, alla transizione dal fascismo al post fascismo e all’Italia repubblicana. Fra i suoi volumi: Padania. Il mondo dei braccianti dall’Ottocento alla fuga dalle campagne (Donzelli, 1994), Storia del miracolo italiano (Donzelli, 2003, i ed. 1997); L’Italia repubblicana (Giunti, 2000), Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni ottanta (Donzelli, 2003). Ha curato il volume di Enzo Forcella, Millecinquecento lettori. Confessioni di un giornalista politico (Donzelli, 2004).
Sergio LUZZATTO
La crisi dell’antifascismo
(Einaudi, 2004)
L'antifascismo sembra corrispondere a un orizzonte di valori che appartiene ormai al passato. Anche perché il Ventennio è finito da sessant'anni: chi può ancora vantare (o rimpiangere) di avere visto coi propri occhi Mussolini al balcone, un brigatista di Salò, o una staffetta partigiana? I protagonisti della lotta fascista e di quella resistenziale stanno scomparendo.
È come se fascismo e antifascismo non dovessero piú riguardare le nuove generazioni. Come se (cosí si affannano oggi a ripetere molti opinion-makers) l'antifascismo non fosse piú che un abito vecchio, fuori moda, da riporre in soffitta per sempre. E dopo la svolta del 1989, la fine del comunismo ha contribuito ad accelerarne l'usura.
Ma davvero l'antifascismo è inutile? Non serve forse, ancora, per garantire alla democrazia italiana una fedeltà profonda alle idee della Resistenza e una indiscussa adesione ai valori della Repubblica?
Secondo Sergio Luzzatto, la cosiddetta crisi delle ideologie non deve significare la rinuncia a distinguere precisamente fatti e misfatti, usi e abusi dell'antifascismo e del comunismo. È responsabilità delle nuove generazioni non permettere che la storia del Novecento anneghi nel mare dell'indistinzione.
Sergio Luzzatto insegna Storia moderna all'Università di Torino. Studioso della Rivoluzione francese, ha scritto anche di storia italiana fra Otto e Novecento, pubblicando Il corpo del duce (Einaudi 1998), L'immagine del duce (2001), La mummia della Repubblica (2001) e La crisi dell'antifascismo (2004). Con Victoria de Grazia ha curato il Dizionario del fascismo (Einaudi 2002).
Franco GIUSTOLISI
L'Armadio della vergogna
(Nutrimenti, 2004)
Dentro un armadio, rifilato in un vano recondito della sede della Procura generale militare, in via degli Acquasparta a Roma, sono stati nascosti per sessant'anni i fascicoli contenenti i nomi dei responsabili, nazisti e fascisti di Salò, delle centinaia di stragi che hanno colpito il nostro Paese tra il 1943 e il 1945. Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto, Fivizzano, Capistrello, Barletta, Matera e tanti altri Comuni colpiti dalla barbarie. Decine di migliaia di vittime. Gente senz'armi, civili in fuga dalla guerra. Per lo più donne, vecchi, bambini.
Grazie a quell'armadio gli assassini hanno goduto di sessant'anni di impunità. Ma oggi? Oggi cosa impedisce di sapere? Chi dette l'ordine? Quale fu esattamente? Chi chiederà perdono a nome dello Stato per questa colossale ingiuria? Franco Giustolisi, che dal 1996 conduce la sua battaglia per far luce sull'Armadio della vergogna e che è stato uno dei più attivi promotori della costituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi nazifasciste, racconta per la prima volta in un libro l'intera vicenda di uno dei capitoli più drammatici della nostra storia recente.
Franco Giustolisi, giornalista, è inviato speciale dal 1960, prima per Il Giorno, poi per la Rai (Tv7), quindi per L'Espresso con cui collabora ancora oggi. Insieme a Pier Vittorio Buffa è autore di Al di là delle mura (Rizzoli, 1984) e di Mara, Renato e io (Mondadori, 1988). Per il suo impegno nella ricostruzione della memoria delle stragi, il 12 dicembre 2001 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Stazzema.
Carolina BERTINOTTI
Ma la fortuna dei poveri dura poco.
Storia della mia vita.
A cura di Giovanni A. Cerutti
(Interlinea, 2005)
Carolina Bertinotti è una donna come tante, nata in un piccolo paese del Piemonte rurale, in una famiglia di contadini. Una vita “normale” (il lavoro prima in campagna poi in fabbrica, le ristrettezze economiche, il matrimonio, otto figli), e poi la svolta: dopo l’8 settembre 1943 uno dei figli entra nella Resistenza, e così Carolina e il marito vengono coinvolti in prima persona nella lotta di liberazione. Un diario straordinario, un atto di sopravvivenza e di resistenza di una donna italiana nel turbine della Storia.
Giovanni A. Cerutti è ricercatore presso l’Istituto Storico della Resistenza di Novara. Per Interlinea ha curato De Andrè il corsaro di Michele Serra, Fernanda Pivano e Cesare Romana