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Schede libri 2006

PREMIO LETTERARIO “DELLA RESISTENZA” CITTA’ DI OMEGNA
EDIZIONE 2006

La Giuria del Premio Letterario “Della Resistenza” Città di Omegna ha designato vincitore dell’edizione 2006

Angelo Del Boca

Italiani, brava gente?

(Neri Pozza Editore)
«scheda»

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La Giuria, inoltre, ha ritenuto degni di una menzione speciale per la Sezione "Scaffale" i testi:

"Il paese dove non
si muore mai.”

Ornela Vorpsi
Einaudi Editore
«scheda»
“Il violino rifugiato”
Gualtiero Morpurgo
Mursia Editore
«scheda»
“Purificare e distruggere”
Micheal Tregenza
Ombre Corte editore
«scheda»

La Giuria, ha ritenuto degno di una menzione SPECIALE il testo:

“La mia Costituzione”
Oscar Luigi Scalfaro
Passigli Editore
«scheda»

La cerimonia del Premio si terrà il giorno 25 novembre 2006.


Schede:

Angelo Del Boca
"Italiani, brava gente"?
Neri Pozza editore

Negli anni che vanno dall’unità del nostro Paese alla fine della seconda guerra mondiale si sono verificati molti episodi nei quali gli italiani si sono rivelati capaci di indicibili crudeltà. In genere le stragi sono state compiute da «uomini comuni», non particolarmente fanatici, non addestrati alle liquidazioni in massa. Uomini che hanno agito per spirito di disciplina, per emulazione o perché persuasi di essere nel giusto eliminando coloro che ritenevano «barbari» o «subumani».
Angelo Del Boca esamina, in questo libro, gli episodi più efferati, quelli che costituiscono senza dubbio le pagine più buie della nostra storia nazionale: i massacri di intere popolazioni del meridione d’Italia durante la cosiddetta «guerra al brigantaggio»; l’edificazione nell’isola di Nocra, in Eritrea, di un sistema carcerario fra i più mostruosi; le rapine e gli eccidi compiuti in Cina nel corso della lotta ai boxers; le deportazioni in Italia di migliaia di libici dopo la «sanguinosa giornata» di Sciara Sciat; lo schiavismo applicato in Somalia lungo le rive dei grandi fiumi; la creazione nella Sirtica di quindici lager mortiferi per debellare la resistenza di Omar el-Mukhtàr in Cirenaica; l’impiego in Etiopia dell’iprite e di altre armi chimiche proibite per accelerare la resa delle armate del Negus; lo sterminio di duemila monaci e diaconi nella città conventuale di Debrà Libanòs; la consegna ai nazisti, da parte delle autorità fasciste di Salò, di migliaia di ebrei, votati a sicura morte.
È vero che nell’ultimo secolo e mezzo molti altri popoli si sono macchiati di imprese delittuose, quasi in ogni parte del mondo. Tuttavia, soltanto gli italiani hanno gettato un velo sulle pagine nere della loro storia ricorrendo ossessivamente e puerilmente a uno strumento autoconsolatorio: il mito degli «italiani brava gente», un mito duro a morire che ci vuole «diversi», più tolleranti, più generosi, più gioviali degli altri, e perciò incapaci di atti crudeli.
Con la sua scrittura chiara e documentata, Angelo Del Boca mostra invece come dietro questo paravento protettivo di ostentato e falso buonismo si siano consumati, negli ultimi cent’anni, in Italia, in Europa e nelle colonie d’oltremare, i crimini peggiori, gli eccidi più barbari. Crimini ed eccidi commessi da uomini che non hanno diritto ad alcuna clemenza, tanto meno all’autoassoluzione

Angelo Del Boca è nato a Novara nel 1925. Nei primi anni del dopoguerra ha collaborato al "Politecnico" di Elio Vittorini e ha pubblicalo un saggio sulla guerra d'Algeria su “Les Temps Modernes”, la prestigiosa rivista diretta da Jean-Paul Sartre. Per vent'anni ha fatto l'inviato speciale per la “Gazzetta del Popolo” di Torino in Africa, in Asia e in Medio Oriente documentando, in centinaia di articoli, il lento e tormentato processo della decolonizzazione.
Dal 1968 al 1981 è stato caporedattore de “Il Giorno” e successivamente ha insegnato Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze politiche all'Università di Torino.
Per quindici anni è stato presidente dell'Istituto Storico della Resistenza di Piacenza e attualmente dirige la rivista “Studi Piacentini”. Ha pubblicato una quarantina di opere, tra le quali, presso Laterza, i quattro volumi di Gli italiani in Africa Orientale (1976-84), i due de Gli italiani in Libia (1986-88), Il Negus. Vita e morte dell'ultimo re dei re (1995), Gheddafi. Una sfida dal deserto (1998), Un testimone scomodo (2000). Nell'ottobre del 2000 l'Università di Torino gli ha conferito la Laurea honoris causa in Scienze politiche (Storia dell’Africa)


Ornela Vorpsi
"Il paese dove non si muore mai.”
Einaudi Editore

"È il paese dove non si muore mai. Fortificati da interminabili ore passate a tavola, annaffiati dal raki, disinfettati dal peperoncino delle immancabili olive untuose, qui i corpi raggiungono una robustezza che sfida tutte le prove. Siamo in Albania, qui non si scherza". Una bambina intelligente e curiosa, la sua scoperta del mondo in un paese che ha spento l'utopia nella barbarie e che non tollera dubbi né domande. Il racconto tagliente e irresistibile delle sue diatribe con Madre-Partito, delle sue esercitazioni militari, dei suoi giochi innocenti e sinistri; l'impertinenza del corpo che cambia sotto gli sguardi avidi dei maschi, il desiderio di fuggire come amara morale di un'acuminata "favola della dittatura

Ornela Vorpsi è nata a Tirana nel 1968. Ha studiato Belle Arti in Albania, poi, dal 1991, all'Accademia di Brera. Dal 1997 vive a Parigi. È fotografa, pittrice e videoartista. Il paese dove non si muore mai è il suo primo romanzo, pubblicato in Francia da Actes Sud e in corso di traduzione in una decina di paesi.


Gualtiero Morpurgo
“Il violino rifugiato”
Mursia Editore

«A volte, durante la notte, ho la sensazione di essere un sopravvissuto senza meriti, colpevoledi poter ancora guardare il cielo, di poter buttare giù un tozzo di pane, di poter stendere le gambe su un pagliericcio. Sopra la testa penzola il violino che sembra voler offrire il suo aiuto.»

8 settembre 1943. Gualtiero, un ingegnere ebreo, fugge ai rastrellamenti nazisti e repubblichini e cerca rifugio in Svizzera. Nel suo bagaglio ci sono paura, angoscia, ricordi e un violino. Viene accolto nei campi di lavoro per rifugiati civili dove, grazie alla musica, riesce a tessere una sottile trama di speranza. Diventa musicista, tieneconcerti nei cantoni svizzeri ed entra in contatto con celebri personaggi, come Wally Toscanini, Nikita Magaloff, Paul Klecki.
L’armonia della musica contro la barbarie della guerra, la memoria contro la disperazione per la scomparsa dei propri cari, l’amicizia contro l’indifferenza: pagine che raccontano il tormento di un uomo in fuga con il ritmo melanconico e struggente di un «adagio»

Gualtiero Morpurgo è nato ad Ancona nel 1913. Laureato in Ingegneria a Torino, ha sempre cercato di perfezionare le sue qualità di violinista. Ha lavorato nei Cantieri Navali di Genova, ma la sua carriera venne interrotta dalle leggi razziali. Nel periodo 1943-’45 si è rifugiato in Svizzera. Ritornato in Italia, ha collaborato alle operazioni clandestine per l’emigrazione dei superstiti dei campi di sterminio verso la Palestina, ancora sotto mandato britannico. Per questa sua opera, nel 1992 Rabin lo insignì della Medaglia di Gerusalemme. Per molti anni ha collaborato in Sud America con una società elettronica italiana


Micheal Tregenza
“Purificare e distruggere”
Ombre Corte Editore

Tra il 1939 e il 1943, quasi due milioni di esseri umani vennero assassinati nelle camere a gas naziste. Per la maggior parte erano ebrei, ma anche disabili tedeschi e polacchi, prigionieri di guerra russi, rom e sinti, detenuti politici dei campi di concentramento. Le uccisioni di ammalati ritenuti un peso per la società, condotte nella Germania nazista a partire dal 1939, inaugurarono una pratica di sterminio delle "vite indegne di essere vissute" che avrebbe avuto il suo esito più catastrofico nel genocidio degli ebrei. Ripercorrendo il processo che portò alla morte di almeno 80.000 disabili, questo primo volume, relativo agli anni '39-'41, apre squarci impressionanti sulla natura degli esecutori del programma di "eutanasia" e getta uno sguardo complessivo sulla radicalizzazione della violenza genocidiaria nazista.

Micheal Tregenza Ha dedicato la sua ricerca alla ricostruzione storica delle operazioni omicide condotte dai nazisti nei territori dell’Europa orientale. Tra il 1997 e il 1999 è stato consulente della commissione archeologica nel campo di Belzec. Tra le sue pubblicazioni , Belzec Death Camp, in “Wiener Library Bulletin” (1977), Christian Wirth. Inspekteur der SS – Sonderkommandos “AktionReinhardt”, in “Zeszyty Majdanka” (1993) e Belzec. Das vergessen Lager des Holocaust“, in„Arisierung“ im Nationalsozialismus (2000). Vive a Lublino.


Oscar Luigi Scalfaro
La mia Costituzione

Passigli Editore

Protagonista di sessanta anni di vita politica italiana, Oscar Luigi Scalfaro affida a queste pagine non solo alcuni dei suoi più interessanti ricordi, ma anche la ricostruzione di alcuni passaggi cruciali della nostra storia recente, quali ad esempio la crisi del primo Governo Berlusconi nel 1994. Ne emergono avvenimenti sinora non sufficientemente noti, le motivazioni di alcune decisioni difficili e controverse, molte considerazioni inedite, e il ritratto dal vivo dei principali protagonisti della nostra storia repubblicana, dai padri fondatori della Costituzione ai grandi leaders della stagione della democrazia dei partiti sino alla generazione degli attuali governanti. Ma la più vera e indiscussa protagonista di queste pagine è la Costituzione, alla cui stesura Scalfaro – tra i più giovani membri dell’Assemblea Costituente - partecipò con commozione ed intensa presenza; e la Costituzione rimarrà per Scalfaro la vera stella polare che ha guidato la sua azione politica ed istituzionale. Naturale, dunque, che egli ne ricordi le origini che affondano le radici nella guerra di liberazione e che spiegano la larga condivisione con cui essa fu elaborata da parte di culture politiche che si erano in precedenza contrapposte. Altrettanto naturale che egli sottoponga ad una radicale critica l’attuale progetto di riforma che rischia invece di dividere profondamente l’Italia. Non un saggio, dunque, né un libro di memorie, ma in un linguaggio di grande immediatezza un intenso, partecipe viaggio dalle radici della nostra convivenza civile alle scelte che oggi ci confrontano.

Oscar Luigi Scalfaro, Presidente Emerito della Repubblica, nasce a Novara il 9 settembre 1918 da padre napoletano di famiglia calabrese e da madre monferrina di famiglia piemontese. Studia al Liceo Classico Carlo Alberto di Novara, il 2 giugno 1041 si laurea in Giurisprudenza all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Padre Agostino Gemelli. Vinto il concorso, è magistrato dall’ottobre 1942. Eletto all’Assemblea Costituente nella Democrazia Cristiana, è confermato per quarantasei anni nel collegio Torino-Vercelli-Novara. Più volte al Governo come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, alla Giustizia e all’Interno. Ministro dei Trasporti, della Pubblica Istruzione e degli Interni per quattro anni al tempo del terrorismo quando, per prevenirlo e reprimerlo,intese accordi prima con gli Stati Uniti, quindi con tutti i singoli Stati della Comunità Europea e con quelli principali della sponda mediterranea dell’Africa e del Medio Oriente. Più volte eletto al direttivo del gruppo parlamentare della Democrazia Cristiana, è stato per nove anni vicepresidente alla Camera dei Deputati con i Presidenti Ingrao e Jotti. Dopo le elezioni del 1992 è prima eletto Presidente della Camera, quindi Presidente della Repubblica dal maggio 1992 al maggio 1999. Dal 2000 pellegrino per l’Italia per difendere la nostra Carta Costituzionale. È stato eletto Presidente dell’Istituto Storico Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia.